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Cassa Forense: misure in tutela dei professionisti

Tutte le categorie » Emergenza COVID-19

La scelta politica (criticata da numerosi Ordini professionali) che esclude i professionisti iscritti agli Albi dall’applicazione degli arti 27 e 28 del D.L. n. 18/2020,  includendoli,  invece,  nel catalogo dei lavoratori autonomi cui spetterebbe in via residuale il diritto per il mese di avanzare richiesta per un sostegno economico “di ultima istanza” (v. art. 44),  per i mancati incassi connessi all'emergenza da Coronavirus,   è stata significativamente penalizzante per la categoria dei professionisti ordinistici ed impone alcune necessarie riflessioni.

A fronte del grave impatto dell’emergenza sanitaria sull’ economia nazionale, che inevitabilmente ha determinato rilevanti ripercussioni anche per l’ordinario esercizio della professione forense,  a sostegno dei professionisti ordinistici,  lo Stato si è limitato all’istituzione del c.d. “Fondo per il reddito di ultima istanza”, che mette a disposizione 300 milioni di euro per una platea superiore a 2 milioni e mezzo di potenziali beneficiari  (tra professionisti e lavoratori autonomi - dato Adepp 2017)  che “in conseguenza dell’emergenza epidemiologica CoVid-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro”.

Pertanto, in attesa dei decreti attuativi da parte del Ministero del Lavoro, anche accedendo ad una ripartizione paritaria pro capite, è difficile potersi aspettare elargizioni significative.

Invero a tale previsione si aggiunge quanto previsto all’art. 54 del predetto Decreto, ossia l’ammissione ai benefici del Fondo di solidarietà mutui “prima casa”, c.d. Fondo Gasparrini, anche per i lavoratori autonomi e i professionisti,  qualora questi dichiarino un calo del fatturato superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019 (dovuto alla chiusura o restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus), nonché l’estensione a tali categorie anche delle misure previste dal D.L 17/03/20 n.18 a sostegno della liquidità per le imprese danneggiate da CoVid-19, oltre all’accesso al bonus per i servizi di baby-sitting fino a un ammontare di 600 euro.

E’ di tutta evidenza che le misure indicate, seppur apprezzabili, risultino del tutto inadeguate e insufficienti in relazione alla situazione di “forzata ma indispensabile clausura"

Pertanto, al fine di fronteggiare lo tsunami virale che ha generato danni economici e finanziari tali da ipotizzare addirittura una crisi economico-finanziaria globale peggiore di quella del 2008 e dagli effetti ancora tutti da decifrare, diverse sono state le critiche mosse, anche alla stessa Cassa Forense.

L’Ente Previdenziale infatti, quale prima misura, ha ritenuto di "sospendere sino a tutto il 30/9/2020" la riscossione di ogni tipo di contribuzione: obbligatoria, volontaria ed in autoliquidazione.

Nonostante le evidenti buone intenzioni, la misura è stata oggetto di veementi critiche da parte degli iscritti, sia perché insufficiente a fronteggiare la pesante crisi economica all’orizzonte - atteso che, non essendo stato previsto alcun sistema di rateizzazione, per tale termine il contribuente sarà tenuto a pagare tutte le rate scadute in unica soluzione -, sia perché tale misura era già sostanzialmente operativa, stante la non perentorietà delle scadenze trimestrali ordinarie, almeno sino al 30 settembre.

Sono seguiti dunque molti appelli, anche da parte degli Ordini Professionali, al fine di ottenere chiarimenti rispetto all’attuale quadro normativo e spingere verso maggiori forme di tutela economica per gli iscritti; tra questi, lo stesso Ordine degli Avvocati di Perugia che, con la nota del 18 marzo 2020, ha formulato diverse proposte volte a sostenere ed indennizzare i professionisti  dei mancati ricavi dovuti alle restrizioni autoritative succedutesi nel tempo, che inevitabilmente si sono riflettute sulle ordinarie forme di svolgimento dell’attività professionale.

Una di queste sollecitazioni è stata peraltro opportunamente e tempestivamente recepita da Cassa Forense. Infatti, con comunicato in data 22 marzo u.s., è stato reso noto che l’Ente previdenziale e Unisalute, nell’ambito della copertura assicurativa della Polizza collettiva sanitaria, hanno pattuito un’ ulteriore garanzia valida per tutti gli iscritti e con onere a carico dell’Ente, riguardante le infezioni da CoVid-19. Essa comprende diverse prestazioni in favore del beneficiario, prevedendo anche la retroattività della durata della copertura, con decorrenza dal 01/02/2020 per gli eventi occorsi e diagnosticati da tale data sino al 31/12/2020.

In attesa dell’eventuale recepimento, in sede di conversione del D.L. Cura Italia (così come integrato dal D.L. 19 del 25/03/2020, in vigore dal 26/03/2020), delle misure sollecitate dai professionisti, dobbiamo inoltre evidenziare le prestazioni assistenziali già previste dagli artt. 2 e 3 del Regolamento approvato il 25/09/2015 e garantite da Cassa Forense ai propri iscritti  “in caso di bisogno” e di cui possono beneficiare gli “avvocati iscritti all’Albo, anche se titolari di pensione di vecchiaia o invalidità erogata dalla Cassa, in regola con le prescritte comunicazioni reddituali e che, a causa di eventi straordinari, involontari e non prevedibili, vengano a trovarsi in una situazione di grave difficoltà economica”.

Il trattamento - che consiste nell’erogazione di una somma di denaro che non potrà superare, salvo casi eccezionali, il doppio della pensione minima erogata dalla Cassa nell’anno precedente a quello     della domanda - verrà determinato autonomamente dalla Giunta Esecutiva, in ordine alla sussistenza dei requisiti e potrà essere reiterato una sola volta.

Il richiedente, per accedere al beneficio, non dovrà aver ottenuto dalla Cassa, per lo stesso evento, altre prestazioni assistenziali in caso di bisogno, a sostegno della famiglia o della salute.

Altre forme di assistenza, delle quali tenere conto, sono previste, rispettivamente, nella Sezione II: Prestazioni a sostegno della famiglia e nella Sezione III: Prestazioni a sostegno della professione, per le quali si rimanda al Regolamento.

Concludendo, è d’obbligo riscontrare che, in considerazione della portata di una pandemia che costituisce un unicum per la portata che avrà sull’intera economia globale (si consideri che in tempo di guerra il PIL mondiale cresce, mentre in questo frangente si prospetta una riduzione del 20-30%!), sarebbero necessarie misure dotate di altrettanta magnitudine, senza precedenti e maggiormente rispettose della dignità del lavoro, ma che tuttavia la C.F. non è evidentemente in grado di sostenere.