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Inquinamento e obblighi di bonifica: Il Consiglio di Stato “inchioda” le holding alle proprie responsabilità

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Di notevole interesse risulta la recente pronuncia del Supremo Consesso della Giustizia amministrativa (Cons. Stato Sez. IV, Sent. n. 2301 del 06.04.2020) ricca di spunti di altissimo spessore tecnico-giuridico e, per certi versi, storica in considerazione delle sue implicazioni deontologiche e simboliche.

Con la citata sentenza, difatti, il Consiglio di Stato sancisce il riconoscimento della responsabilità della holding  del gruppo, e ciò anche nell’ipotesi in cui i fatti siano stati commessi da una società controllata successivamente ceduta ad altro gruppo societario, facendo leva sul <<principio della prevalenza dell'unità economica del gruppo rispetto alla pluralità soggettiva delle imprese controllate>> in ossequio al quale <<per illeciti commessi dalle società operative, la responsabilità si estende anche alle società madri, che ne detengono le quote di partecipazione in misura tale da evidenziare un rapporto di dipendenza e, quindi, da escludere una sostanziale autonomia decisionale delle controllate stesse>>.

Una responsabilità, quella della “controllante”, non limitata alla sola differenza di valore del bene leso rispetto a quello precedente al degrado, ma che si estende a tutti i costi funzionali al ripristino del complessivo pregiudizio inferto all’ecosistema naturale in cui tale bene insiste.

La decisione – in piena continuità con quanto espresso in occasione dell'Adunanza Plenaria n. 10 del 2019 – risulta, per altro, particolarmente significativa in questo momento storico, fondando le proprie rationes motivazionali in importanti principî di matrice comunitaria riconducibili tanto al criterio “chi inquina paga”, quanto alla c.d. concezione sostanzialistica di impresa.

 

 


Testo della sentenza