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“Red II” e “Market Design” alla prova della legge di delegazione europea: dall’Europa una nuova prospettiva per il settore dell’energia in Italia.

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All’interno dell’ampio ventaglio di provvedimenti sottoposti, da fine gennaio, al vaglio delle Camere parlamentari nell’ambito dei lavori relativi alla legge di delegazione europea 2019, si registra la presenza di due importanti direttive, parte del noto pacchetto con cui la Commissione Junker ha definito gli obiettivi 2030 dell’Unione sul fronte della transizione energetica e del contrasto al “climate change” e che, a seguito della loro (ormai prossima) attuazione da parte del legislatore nazionale, paiono in grado di rivoluzionare il mondo dell’energia in Italia.

Il riferimento va, in primo luogo, alla Direttiva (UE) 2018/2001 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, meglio conosciuta con lo pseudonimo “RED II”.

Oggetto principale del provvedimento è la costituzione di un quadro comune per la promozione dell'energia da fonti rinnovabili; risultato da raggiungere mediante la fissazione di un obiettivo (vincolante per gli Stati membri) per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia dell'Unione nel 2030.

A supporto degli obiettivi prefissati, la direttiva si occupa anche del sostegno finanziario, dettando specifiche norme relative ai numerosi settori di riferimento (produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, autoconsumo, promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili per riscaldamento, raffrescamento e trasporti, garanzie di origine, procedure amministrative, esigenze informazione e formazione) nonché funzionali a favorire la cooperazione regionale tra Stati membri e tra Stati membri e paesi terzi.

Sul fronte del c.d. “Market Design” (norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica) emerge, invece, la Direttiva (UE) 2019/944. Con l’obiettivo dichiarato di stabilire <<norme comuni per la generazione, la trasmissione, la distribuzione, lo stoccaggio e la fornitura dell'energia elettrica, unitamente a disposizioni in materia di protezione dei consumatori, [anche] al fine di creare nell'Unione europea mercati dell'energia elettrica effettivamente integrati, competitivi, incentrati sui consumatori, flessibili, equi e trasparenti>> il provvedimento introduce un quadro di regole innovativo per il mercato elettrico dell’UE.

La portata rivoluzionaria del provvedimento sta tutta nella sua ratio di fondo, ovverosia porre i consumatori al centro della transizione energetica, mediante un sistema decentralizzato, digitalizzato e sostenibile. Dalla legislazione comunitaria si aprono, dunque, grandi prospettive per una partecipazione attiva degli utenti tanto nell’ambito della cosiddetta logica dei prosumer (produttori-consumatori) quanto delle “comunità energetiche”, ponendo le basi per una solida e duratura tutela dei cittadini utenti, sia per mezzo di nuove possibilità di sostentamento economico, che attraverso l’introduzione di specifici limiti alle emissioni delle centrali di produzione elettrica.

La direttiva, peraltro (sebbene con l’obbligo di inviare relazioni sui progressi fatti nella transizione dal mercato elettrico regolamentato al nuovo modello) concede agli Stati membri una temporanea facoltà di regolamentazione dei prezzi dell’energia elettrica al fine di garantire la fruizione del servizio a famiglie povere e soggetti “energicamente” vulnerabili con ciò dimostrando, a fortiori, le intenzioni inclusive e di garanzia sottese al quadro regolamentare comunitario.


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