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Decreto rilancio - Sanatoria per i lavoratori agricoli

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L’art. 103 del Decreto Legge n. 34/2020 prevede la regolarizzazione dei rapporti di lavoro in due soli ambiti:

  • in agricoltura – per le attività di allevamento, zootecnia, pesca, acquacoltura e attività connesse;
  • per il lavoro domestico e assistenza alla persona.

La regolarizzazione del rapporto lavorativo è estesa sia ai cittadini italiani, sia ai cittadini facenti parte dell’Unione Europea che agli extracomunitari, per i quali, la regolarizzazione del rapporto di lavoro comporterà, necessariamente e in caso di mancanza, il rilascio di un permesso di soggiorno per 6 mesi.

Nel dettaglio, il datore di lavoro che intende regolarizzare un lavoratore dovrà presentare all’INPS la domanda di sanatoria dal 1° giugno al 15 luglio 2020 per i lavoratori italiani o UE, dovrà invece   presentare la domanda allo sportello unico per l’immigrazione per gli stranieri già in possesso del permesso di soggiorno, mentre va presentata in Questura la domanda di regolarizzazione per i cittadini extracomunitari, con permesso di soggiorno scaduto.

Per la regolarizzazione di ogni lavoratore, il datore di lavoro dovrà versare € 500,00 a titolo di contributo forfettario, oltre ad una somma (non ancora definita) a titolo retributivo, contributivo e fiscale.

Tale iter, di per sé abbastanza burocratico, sarà reso più difficile dall’attuale parziale chiusura degli uffici amministrativi a cui presentare le domande,  dalla stessa difficoltà di farsi seguire dai Caf o altri professionisti e di accedere telematicamente agli uffici predetti.

L’Istat stima che circa 40.000 extracomunitari siano impiegati in modo irregolare in agricoltura, mentre oltre 444.000 siano le posizioni irregolari nel lavoro domestico, anche se tale stima risente della maggior visibilità e continuità del lavoro domestico, laddove invece in agricoltura le posizioni irregolari sfuggono alla rilevazione statistica, sia per l’arco temporale ristretto in cui si svolgono di norma  le campagne di raccolta dei prodotti, ma soprattutto per la  difficoltà di mappare territori  che sono sotto il controllo delle mafie, che tramite le loro reti di caporalato  sono difficili da intercettare.

Per questo genere di rapporti sarebbe davvero utopico sperare che la sanatoria prevista dal Decreto possa far emergere le posizioni irregolari.

Inoltre, dalle relazioni sindacali di categoria si apprende che la maggior parte dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura sono romeni, bulgari e polacchi, quindi comunitari, e che comunque i tempi della procedura per la sanatoria sono incompatibili con l’urgenza di provvedere alla raccolta dei prodotti agricoli. 

Purtroppo, tutto lascia presagire pertanto che anche l’attuale sanatoria (come le precedenti), pur scaturita dalle migliori intenzioni, sarà poco utilizzata in ambito agricolo, certamente molto al di sotto delle stime sia del governo che del ministero delle politiche agricole (sotto la guida della Ministra Teresa Bellanova) che prospettavano oltre 220.000 regolarizzazioni in ambito agricolo.

Non pare infatti che, in mancanza di altri incentivi, la norma contenuta nel “decretone” (art.103) possa cambiare le condizioni di convenienza del lavoro sommerso, in agricoltura.


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