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Sospensione della prescrizione penale del Decreto Cura Italia: costituzionalmente illegittima?

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L’art. 83, comma 4 del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 (decreto “Cura Italia”), ha previsto la sospensione della prescrizione dei reati dal 9 marzo all’11 maggio 2020.

Nonostante tale previsione, la norma in commento non esclude l’applicabilità della sospensione ai procedimenti relativi a fatti di reato commessi anteriormente all’entrata in vigore della disposizione normativa.

Il Tribunale di Spoleto (con due ordinanze del 27 maggio 2020, qui allegate) ha sollevato questione di legittimità costituzionale.

Il dubbio di legittimità costituzionale sollevato dal Tribunale colpisce la citata norma in quanto, avendo la novella legislativa l’effetto di modificare in senso sfavorevole all’imputato il regime della prescrizione di un reato commesso prima della sua entrata in vigore, violerebbe il principio di irretroattività della legge penale stabilito dall’art. 25, comma 2, Cost..

Il Giudice di merito, infatti, ha richiamato il consolidato orientamento della Corte costituzionale sul tema, espresso da ultimo nella vicenda Taricco, secondo cui la prescrizione è “istituto che incide sulla punibilità della persona, riconnettendo al decorso del tempo l’effetto di impedire l’applicazione della pena”, e per conseguenza essa “rientra nell’alveo costituzionale del principio di legalità penale sostanziale enunciato dall’art. 25, secondo comma, Cost. con formula di particolare ampiezza” (Corte cost., Sentenza n. 115/2018, conforme alle precedenti pronunce n. 265/2017, n. 143/2014, n. 294/2010, n. 324/2008, n. 393/2006, n. 275/1990).

Oltre al Tribunale di Spoleto, anche quello di Siena ha sollevato medesima questione di legittimità costituzionale con due ordinanze del 21 maggio 2020.


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