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Cancellazione dei voli e diritti dei consumatori europei nella crisi coronavirus: le garanzie di derivazione u.e. per l’alternativa tra rimborso dei biglietti e voucher

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Durante la grave pandemia Covid-19 inevitabilmente moltissimi voli hanno subito cancellazioni, anche e soprattutto a seguito delle restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale e nell’area europea, Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord.

Dopo un primo momento di totale confusione, in cui i consumatori che avevano visto cancellare i loro voli non conoscevano le tutele che sarebbero state approntate (anche dato il momento di totale emergenza), lo Stato Italiano ha inteso disciplinare i casi di cancellazione causa Covid-19 attraverso il Decreto Cura Italia e poi con l’art. 88 bis della Legge n. 27 del 24 aprile 2020, la Legge di conversione del medesimo.

Con la disposizione, si dava alle Compagnie aeree la possibilità di emettere un voucher per la prenotazione di altro volo quale unico strumento di rimborso di tutti i voli cancellati per l’emergenza Coronavirus.

Ora, a ben vedere, già dall’emanazione della norma, una tale previsione sembrava contrastare con l’ordinamento giuridico europeo, con violazione del principio del primato, che sancisce il valore superiore del diritto europeo rispetto ai diritti nazionali degli Stati membri.

Va premesso che le regole comunitarie si applicano nei casi in cui:

  • il volo avviene all'interno dell'UEed è gestito da una compagnia aerea dell'UE o extra UE
  • il volo arriva nell'UEcon provenienza da un paese extra UE ed è gestito da una compagnia aerea dell'UE
  • il volo parte dall'UEcon destinazione in un paese extra UE ed è gestito da una compagnia aerea dell'UE o extra UE

Per U.E., come noto si intendono i 27 paesi dell'UE, inclusa la Guadalupa, la Guyana francese, la Martinica, la Riunione, Mayotte, Saint-Martin (Antille francesi), le Azzorre, Madera e le isole Canarie, nonché l'Islanda, la Norvegia, la Svizzera e il Regno Unito. Non sono incluse le isole Fær Øer, l'isola di Man e le isole Normanne.

Ciò posto, occorre rilevare che l’Unione Europea ha disciplinato nel dettaglio tutto ciò che concerne il trasporto aereo e, per quel che riguarda il presente articolo, deve farsi riferimento al  Regolamento (CE) 261/2004 che, in tema di cancellazioni, prevede l’informativa al passeggero, il rimborso del prezzo del biglietto (e non la corresponsione del voucher) e la compensazione, ove dovuta.

Insomma il contrasto tra la normativa italiana e quella europea era evidente e, immancabilmente, sono arrivate le prime reazioni. La stessa Commissione Europea ha inviato ai vari Governi Ue raccomandazioni affinché non si imponessero i voucher.

Anche l’Antitrust ha bocciato l’articolo 88 bis della Legge numero 27 del 2020 e dunque la normativa emergenziale italiana, ribadendo quanto comunicato dall’esecutivo europeo: il cliente deve poter scegliere autonomamente se accettare i voucher o chiedere il rimborso.

Insomma, in virtù del primato della normativa europea sui singoli ordinamenti degli Stati membri, in materia peraltro di competenza dell’U.E., la normativa italiana recede necessariamente rispetto ai principi europei, con conseguente diritto del consumatore di pretendere il rimborso dei biglietti. Questo per i voli cancellati causa Covid-19 fino al 2 Giugno.

La questione, a maggior ragione, nemmeno si pone, poi, sulle cancellazioni operate dalle compagnie a partire dal 3 giugno 2020 che non possono essere nemmeno ricondotte, salvo casi specifici, alle fattispecie di impedimento determinate dal COVID-19 previste dall’art. 88 bis della Legge n. 27 del 24 aprile 2020, ma bensì debbono considerarsi determinate da scelte attribuibili alla mera volontà del vettore (ciò è chiarito anche dall’ENAC – ente nazionale per l’aviazione civile).

V’è di più, le linee guida dell'UE pubblicate il 13 maggio hanno affermato testualmente il diritto dei passeggeri di scegliere tra voucher e rimborso per tutti i viaggi cancellati, inclusi i biglietti di voli, treni, autobus e traghetti, e per i pacchetti di viaggio, chiarendo peraltro che i voucher devono avere una validità minima di un anno e devono essere rimborsati entro un anno se non sono utilizzati, richiedendo peraltro alle compagnie di trasporto di essere flessibili, dovendo permettere ai passeggeri di fare lo stesso tragitto alle stesse condizioni di servizio e prevedendo la trasferibilità dei voucher ad altro passeggero.

A nostro parere dunque, confortato peraltro dalle raccomandazioni delle più alte autorità europee, dall’Antitrust e dalle Associazioni di consumatori italiane più rappresentative, l’art 88 bis non può trovare applicazione, se non con un’illegittima violazione del diritto europeo.

Di conseguenza, per tutti i voli cancellati, le compagnie aeree hanno l’obbligo di offrire ai passeggeri tre opzioni tra cui scegliere:

  1. il rimborso del volo;
  2. l'imbarco su un volo alternativo non appena possibile;
  3. l'imbarco su un volo alternativo a una data successiva a scelta del passeggero;
  4. il voucher (che ben può esser considerato alla stregua delle opzioni 2 e 3).

Unica eccezione al Regolamento Europeo, in ossequio alle previsioni dello stesso, sarà la mancanza di diritto al risarcimento (che è istituto ulteriore e ben diverso dal rimborso) per il passeggero - escluso dalla norma europea nel caso in cui la cancellazione sia dovuta a ‘circostanze eccezionali’- data la chiusura del traffico aereo imposta dalle circostanze eccezionali della pandemia.

Nella pratica, dunque, il cittadino europeo, ai fini del rimborso della spesa sostenuta per i biglietti, dovrà richiedere formalmente tramite PEC o raccomandata A/R il rimborso alla compagnia aerea e, qualora quest’ultima rifiuti di adempiere a tale obbligo, potrà instaurare una causa innanzi al Giudice di Pace - per importi non superiori a 5.000 € - o al Tribunale - per importi superiori - contenzioso dal presumibile esito favorevole, stante quanto esposto in precedenza.