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“Blocco” dei licenziamenti e indennità di disoccupazione: cosa accade a chi perde (comunque) il posto di lavoro

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Con il decreto “Cura Italia”, prima, e “Rilancio”, poi il Governo, a far data dal 23.02.2020, per cinque mesi, ha vietato tutti i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, sospendendo altresì tutte le procedure di licenziamento collettivo avviate nel medesimo periodo.

Nonostante tali misure, tuttavia, alcuni datori di lavoro hanno ugualmente scelto di recedere dai contratti con i propri lavoratori.

Sorge, così, il dubbio: La NASpI spetterà o meno a questi ex dipendenti?

A far luce sulla vicenda è intervenuto l’INPS il quale ha chiarito che il dipendente licenziato nel suddetto periodo ha diritto (fino al 17 agosto) al trattamento di sostegno al reddito riservato, per l’appunto, al dipendente che abbia perso involontariamente il posto di lavoro.

Ciò, per altro, è stato ribadito anche dall’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, per il quale, correttamente, il diritto alla NASpI non può in alcun modo essere intaccato dalla circostanza di essere stati licenziati durante il periodo di divieto.

Secondo il Ministero, infatti, per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione <<non rileva il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dal datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto, atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore>>.

Il lavoratore, pertanto, ha facoltà di richiedere l’indennità all’INPS. Tuttavia, all’esito di un eventuale accertamento giudiziale in sede di controversia di lavoro e/o nel caso in cui il lavoratore venga reintegrato in azienda, esiste la possibilità che l’Istituto proceda a recuperare quanto versato. Medesima possibilità sussiste nell’ipotesi in cui il datore di lavoro decida di revocare il recesso dal contratto e di chiedere il trattamento di cassa integrazione per il dipendente dalla data in cui il licenziamento avrebbe avuto efficacia.

Altra questione riguarda, invece, la legittimità in sé del licenziamento per motivi economici nel periodo in cui è in vigore il divieto.

Nonostante la presenza di una difforme (minoritaria) interpretazione (il licenziamento sarebbe da considerare inefficace), la tesi al momento più accreditata induce a ritenere il licenziamento nullo in quanto posto in essere in violazione di norme imperative. Sicché il datore di lavoro sarà tenuto alla reintegrazione del lavoratore nonché al pagamento di un risarcimento in suo favore pari alla retribuzione maturata dal recesso fino all’effettivo rientro sul posto di lavoro (con un minimo di cinque mensilità), oltre all’obbligo di pagare i contributi assistenziali e previdenziali. Il principio vale per tutti, indipendentemente dal fatto che l’assunzione sia avvenuta prima o dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, ovverosia prima o dopo il 07.03.2015.


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